
PEPPO
Mi è ritornato in mente un vecchio ricordo, il ricordo del vecchio Peppo, era già vecchio quando io ero una bambina. Peppo aveva quattro figli maschi ed era vedovo. I figli erano sposati e abitavano tutti in case attaccate le une alle altre tanto che sembravano una sola grande comunità. Io giocavo con i loro figli perché abitavo in un piccolo appartamento incastonato fra le loro case, e li conoscevo tutti. Mi incuriosiva la figura di Peppo, perché non parlava mai, io non ho mai sentito la sua voce. Non si lamentava nemmeno quando lo sgridavano qualsiasi cosa facesse. Era piccolo di statura e avevo l’impressione che facesse di tutto per rendersi invisibile e non dare fastidio a nessuno. A turno i figli lo ospitavano in casa loro, ma le nuore non ne erano felici e lo trattavano male, ed io non ne capivo il motivo. Era basso, un po’ pelato e con gli occhi acquosi tipici dei vecchi. Sembravano occhi di chi piange di nascosto ed era sempre triste: non parlava, non sorrideva, non infastidiva nessuno, eppure i suoi nipoti lo prendevano in giro: come fosse il cucciolo bastardo di un cane randagio. Mai ho sentito i loro genitori sgridarli e chiedere di rispettare il nonno, come se questo fosse una nullità. Eppure doveva essere stato un uomo giovane e vigoroso, doveva avere combattuto delle guerre, aveva cresciuto quattro figli ai quali aveva lasciato in eredità il suo lavoro, lavoro che poi, in parte, passò ai nipoti, eppure di lui si è perso il ricordo. A distanza di quasi 50 anni sono qui a chiedermi: non i suoi figli che ormai sono morti, ma i suoi numerosi nipoti che ricordo avranno di questo nonno? Di questo uomo triste e solitario che ha permesso loro di avere la vita, di diventare genitori e, forse, anche già nonni. Avranno avuto anche loro qualche volta lo stesso trattamento che ha avuto Peppo? Io spero di sì. Spero che almeno qualche volta si siano resi conto di avere sbagliato, di essersi comportati male e di dovere anche a lui una parte della storia della nostra nazione e della loro vita. Se non l’hanno fatto, caro Peppo, questo racconto è per te, per tutti quelli che come te, una volta diventati vecchi vengono “scartati” da questa società perché non servono più e sono scomodi anche per la propria famiglia. Per tutti quelli, che come te, non si sa dove siano sepolti e non ricevono ogni tanto una preghiera e un ringraziamento per quanto avete fatto.
Eri piccolo di statura, hai generato quattro figli, hai combattuto per la Patria ed hai finito i tuoi giorni come se non contassi niente. Per te e per tutti quelli come te, dimenticati, offesi, maltrattati, ignorati e a volte umiliati un sentito grazie per il mondo che avete contribuito a lasciarci.
Riposate in pace.
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