lunedì 25 gennaio 2010

HAITI
















E’ una splendida giornata. Come al solito il caldo non cede alla frescura, nei Carabi il tempo conosce solo il sole. L’aria è profumata e umida, noi ci siamo abituati e i turisti vengono sulla nostra isola per trovare caldo e buoni cibi. Sono Hanna, e sto passeggiando con i miei due figli Thomas e Ariane. Guardo verso la collina dove sorgono le ville dei ricchi, immerse in una vegetazione da sogno e circondati da servi e camerieri. Non li invidio. Io sono una semplice moglie di pescatore, ma sono felice e ricca, in casa nostra non manca l’amore, non manca il cibo e i nostri figli stanno crescendo in una terra finalmente libera anche se povera.
Siamo vicini al grande centro commerciale ed entriamo a prenderci un gelato. I miei figli saltano e cantano felici e li devo sgridare per riportarli all’ordine e all’educazione. C’è molta gente e bisogna comportaci tutti bene; non siamo dei selvaggi, anche noi conosciamo le buone maniere ed abbiamo il nostro modo per esprimerle.
Con il gelato in mano ammiriamo le vetrine e camminiamo con calma ancora per un po’ prima di uscire nel caldo della giornata.
Ad un tratto i miei figli mi guardano imbambolati, non capisco cosa sta succedendo. Poi anch’io lo sento. Dapprima da lontano, poi improvvisamente è tutto intorno a noi.
Il terremoto.” Bambini uscite subito di corsa”. Non so se la voce mi è uscita o se l’ho solo pensato, ma li vedo correre verso la grande vetrata. Vorrei seguirli ma i miei piedi sono come piantati nel pavimento e la mia mente si è come fermata. Non riesco a pensare, non riesco a scappare, non riesco a respirare e poi, più niente.

Apro gli occhi e non capisco. Dove sono? Cosa è successo? Dove sono i miei figli? Perché c’è così tanto buio e silenzio? Faccio fatica a respirare e non riesco a muovermi. Piano piano la mia mente comincia a schiarirsi e comincio a ricordare. Mio Dio, c’è stata una forte scossa di terremoto ed io sono sotto le macerie. Sono al centro commerciale. Con me c’erano i miei figli e tante altre persone, verrà presto qualcuno a tirarci fuori, devo stare calma. Ricordo che i miei figli correvano verso l’uscita e sono sicura che sono salvi, presto salveranno anche me.
Ho forti dolori alle gambe e cerco di muovermi ma non ci riesco. Posso muovere solo il braccio destro e mi pulisco il viso dalla polvere.
Gli occhi sono ricoperti di detriti e il naso è quasi chiuso del tutto. Con estrema calma e molto lentamente uso la mano per pulirmi e cercare di respirare. Le orecchie mi fischiano e non riesco a sentire rumori: è come essere all’inferno e non capirne la ragione.
“Stai calma Hanna” continuo a pensare, presto arriveranno i soccorsi e devi saperli sentire. Penso ai miei figli e come devono essere preoccupati, a mio marito che è fuori a pescare, oddio lo tsunami, ci mancherebbe solo quello!
“Stai calma Hanna” o sarà peggio per te. Cerco un respiro costante perché il cuore mi batte all’impazzata, se non riesco a calmarmi rischio di morire, ma non posso permettermelo, i miei figli hanno bisogno di me.

Non capisco; da quanto tempo sono qui? Mi sembra passata un’eternità ma può essere solo un’ora. Con la mano mi sposto i capelli dal viso e mi accorgo che c’è sangue sulla mia fronte, eppure non sento dolore, mi fanno male solo le gambe.

Le mie orecchie stanno ricominciando a funzionare e sento tanti rumori indistinti, sento lamenti, pianti, urla e grida disperate. Forse anch’io sto urlando, ma non mi rendo conto di niente. Il mio corpo è immobile, il mio respiro affannoso, e il battito del mio cuore non riesce a rallentare.

“Stai calma Hanna” penso ancora una volta, qualcuno sta sicuramente arrivando, devo farmi trovare viva.

“Sepolta viva!” Adesso ho capito, sono sepolta viva e mi sento soffocare. Un urlo inumano mi esce dalla gola, questa volta lo sento distintamente, la disperazione si sta prendendo la mia mente e continuo ad urlare come una bestia ferita. Non mi sento più umana e urlo, urlo e urlo fino a stordirmi.

Un benevolo buio si è impossessato di me. Sprofondata in questo sonno innaturale non sento dolore e spero di svegliarmi all’aperto. Non dormo, non sogno, non vivo, eppure non sento niente: in che stato sono?

Riapro piano gli occhi e sono ancora qui. Un pianto disperato che nessuno può sentire e, silenziosamente e con molta fatica, mi asciugo le lacrime.

“Sepolta viva!” penso ancora. Per quanto tempo posso stare così? Fino all’infinito, penso, fino all’infinito perché da qui voglio uscirne viva.

Adesso mi calmo davvero, adesso capisco che ogni energia mi serve per resistere: niente lacrime, niente urla, niente disperazione, solo speranza, anzi, solo sicurezza di rivedere il mio mare e la mia spiaggia insieme alla mia famiglia, per loro resisto e per loro ce la farò.

Dio come passa lentamente il tempo! Vorrei tanto sapere da quanto tempo sono qui sotto, ma proprio non riesco a capirlo. Ho sete, ho caldo e a volte freddo e mi sento sospesa nel tempo.

Devo pensare a cose belle e rivedo i miei figli correre e giocare sulla spiaggia. Loro amano il mare, come il loro padre. Penso a noi tutti riuniti per la cena della domenica e di come l’allegria riempie la nostra casa. I miei genitori che portano il dolce, la musica che riempie la stanza ed Ariane che balla felice e leggera come una farfalla. Thomas è più serio, lui è per i giochi maschi, non ama molto le femminucce e sta accanto a suo padre come un piccolo uomo in cerca di forza. Non riesco a trattenere le lacrime, rivedrò ancora la mia famiglia? Rivivrò ancora belle emozioni con loro? Stanno bene? Sì, stanno bene, loro stanno bene e presto li rivedrò.

Non avrei mai pensato quanto doloroso e difficile fosse rimanere immobili. Io che non so stare ferma non mi capacito di questa immobilità. Non sento dolore: sono ancora viva? Sì, sono ancora qui. Da una fessura vedo la luce, è giorno e qualcuno verrà di sicuro, risparmio il fiato per farmi sentire quando i soccorritori saranno vicini.

Sento tanti rumori, tante voci, ma sono ancora lontane. Stanno cercando, cercano senza sosta e presto mi sentiranno. Non vedo l’ora di rivedere la luce del sole, non voglio più nemmeno dormire al buio, d’ora in poi voglio vivere solo nella luce.

Il buio non fa paura, ma questa incertezza e questo immobilismo mi fa tremare, comincio a pregare, mi serve anche l’aiuto di Dio se voglio uscire da qui. Cerco di muovere lentamente la testa, c’è qualcosa che mi punge dietro il collo e non riesco a toglierlo.
La lama di luce che riesco a vedere mi tiene ancorata alla realtà. Oltre le macerie la vita continua, chissà cosa è successo? Là fuori, il sole e il mare, continuano il loro ritmo di vita e la gente, sono sicura, sta conducendo la solita vita. I miei genitori mi stanno aspettando ed i miei figli sono al sicuro con loro e con il loro padre. Sono queste certezze che mi danno la forza di resistere: voglio ritornare da loro, sono lì che mi aspettano.

La sete! Questa sete è una tortura. La polvere e i calcinacci mi sono entrati negli occhi, nel naso e in gola. Non c’è niente che possa darmi sollievo e sogno un bicchiere di acqua fresca. La lama di luce è sempre più nitida, è ancora giorno e stanno arrivando, coraggio Hanna, fatti coraggio, mi dico, non arrenderti e non perdere la speranza.

Le forze mi stanno scemando. Ho voglia di dormire, ma quella lama di luce mi dice di rimanere sveglia, qualcuno può arrivare da un momento all’altro e se dormo non posso farmi sentire. “Occhi, rimanete aperti” continuo a ripetermi, ma il sonno mi vince.

Non può essere vero! Sto certamente sognando. Che bello stare in spiaggia e correre a piedi nudi e respirare questa aria così umida e profumata di mare. Le gambe non mi fanno male e corro e rido e mi bagno nell’acqua.
E’ bello rivedere il sole e sentirlo caldo sulla pelle. Fin da quando ero bambina ho amato scaldarmi sotto i raggi del sole. Ho la pelle colorata e sembro un cioccolatino. Respiro, respiro, respiro a pieni polmoni e mai il sapore del vento mi è sembrato così buono.

Mi sveglio e riprendo coscienza, non c’è il sole, non c’è il mare ed è sparita anche la piccola lama di luce. E’ sicuramente notte e sono al buio completo, dove siete? Perché non venite a salvarmi? Le labbra sono rotte e sento sulla lingua il sapore della polvere e il cuore riprende la sua corsa pazza.

Sono sveglia e ansimante, le labbra sono gonfie e la lingua sembra di carta vetrata. Non riesco più a muovere nemmeno il braccio: sembro una mummia vivente. L’unico movimento è l’alzarsi e abbassarsi del seno mentre respiro, vorrei muovere il collo ma sento qualcosa che mi punge e rimango immobile. Lacrime silenziose e inaspettate mi bagnano il viso: sono disperata, mi accorgo che le mie forze stanno calando, la mia volontà sta diminuendo e mi viene voglia di lasciarmi andare. Il sorriso dei miei figli torna a farmi compagnia e mi ridà quella forza e speranza che mi servono per non mollare.
Qui sotto: al buio, al caldo, al freddo, sento la vita che mi abbandona piano piano, non voglio morire, non ancora, voglio rivedere la mia famiglia e abbracciare tutto il mondo.

Dov’è la mia lama di luce? Ancora non la vedo. E’ ancora notte ma sento intorno a me tanti rumori, sono sicura: mi stanno cercando.

Sento una fitta dietro al collo e cerco di muovermi lentamente ma non ci riesco, il dolore è troppo forte. Un liquido caldo e vischioso mi bagna la schiena, cos’è? Poi capisco. Il sangue mi esce dal collo! Adesso sono davvero nei guai. Mano a mano che il sangue defluisce sento svanire anche la mia energia vitale. Sento il freddo entrarmi nel corpo e prendere il posto del mio caldo e prezioso sangue. Adesso lo so: sto per morire. In questi ultimi attimi di vita sono sola, disperata e ho paura. Silenziosamente alcune lacrime mi bagnano il viso. Poi chiudo gli occhi e aspetto. Ed è la fine.

Il mio Spirito abbandona il mio corpo ed esce all’aperto. Per la prima volta vedo il disastro che si è abbattuto sulla mia splendida isola. Vedo distruzione, morte, malattie e tanta fame. Ma vedo anche tante persone generose che si danno da fare senza risparmiarsi.
Il mio Spirito si unisce a moltissimi altri che stanno guardando l’amata terra e non capisco cosa facciamo ancora qui. Vedo i miei figli corrermi incontro, anche loro non sono sopravvissuti. Durante la scossa di terremoto, quando io non sono riuscita a scappare, loro sono tornati per prendermi e sono morti ad un passo da me, ed io non lo sapevo. Ora, non ha più importanza, siamo insieme.

Siamo qui, a centinaia di migliaia e guardiamo il disastro.

Siamo qui perché con il nostro Spirito ed il nostro Amore vogliamo infondere speranza e fiducia in chi è rimasto e dovrà soffrire per tanto tempo ancora.

Ma soprattutto siamo qui per vedere quei diavoli che oseranno approfittarsi della disperazione e del bisogno della nostra gente, perché noi grideremo a Dio i loro nomi: ognuno di loro sarà riconosciuto ed ha già pronto il posto nell’inferno per l’eternità.

Quando la normalità sarà tornata tutti noi potremo andarcene, tutti noi porteremo nel cuore il calore della nostra isola, la dolcezza ed il sapore della bontà delle persone generose, e con noi tutto l’amore che abbiamo provato in quell’immenso dolore.

Grazie a tutti, aiutate la nostra Haiti.