
NONNA LUCIA
Quando Lucia nacque, non era ancora scoppiata la prima guerra mondiale ed i tempi erano grigi e di povertà, soprattutto nei piccoli paesi. Nonostante le lotte, la politica e la povertà i bambini continuavano a nascere, ed in numero superiore ad oggi. Lucia era una bambina bella ed allegra, e cresceva in una famiglia normale. Aveva delle sorelle, ma lei si distingueva per il suo buonumore, per la sua bellezza semplice e per i suoi occhi scuri ed espressivi. Fra tante ristrettezze era comunque la più bella della famiglia e il suo modo di prendere la vita con il sorriso sempre pronto la rendeva invidiata e criticata. Scoppiò la grande guerra che portò per tutti maggiori ristrettezze, fame e dolore per la perdita delle persone care. Per fortuna la guerra finì e la vita riprese un po’ più serena. I giovani, si sa, sono tali ad ogni latitudine e Lucia non faceva differenza: era sbocciata come un fiore. I lunghi capelli, il suo inseparabile sorriso, i suoi occhioni scuri e dolci erano un’attrazione per tutti i giovani del paese e anche di quelli vicini. Lucia non aveva ancora incontrato il ragazzo che le avrebbe rapito il cuore, e la sua esistenza scorreva sui binari della giovinezza. Ma un giorno… Quel giorno, il suo cuore per un attimo si fermò: era proprio il ragazzo dei suoi sogni, quello che aveva sempre desiderato di incontrare. E come nei film fu amore a prima vista. A quei tempi le convenzioni erano molto rigide e le caste erano ancora di moda: ci si sposava solo fra persone dello stesso rango. Ma due giovani innamorati non badano a queste formalità, ed il loro fu amore pieno e totale, che coinvolgeva mente, cuore e corpo, e Lucia rimase incinta! I due ragazzi si resero conto di essere nei guai. In quei tempi era peccato mortale concepire un figlio fuori dal matrimonio, ed aspettarono, tentando di convincersi fino all’ultimo che il loro grande amore poteva trionfare. Così non fu. Il ragazzo fu costretto dalla sua famiglia ad allontanarsi da Lucia ed il loro tenero ed ardente amore fu troncato.
Lucia tornò in famiglia con la morte nel cuore e la mise al corrente della situazione: incinta e senza un fidanzato che la potesse sposare! Fu in quel momento che la vita cominciò ad abbandonarla. Gli occhioni scuri non brillavano più, niente più sorrisi e la sua esistenza divenne un inferno. Più il pancione cresceva più le umiliazioni aumentavano. Anche le sue sorelle, costrette a vivere nella famiglia di “una poco di buono” cominciarono a maltrattarla. Per colpa sua, anche loro dovevano subire le conseguenze delle male lingue del paese. L’unica azione buona che fecero fu di non cacciarla di casa. Arrivò il momento del parto e, tanto per non smentirsi, non uno ma due furono i figli di quel grande amore. La gioia e la tenerezza di una madre verso i propri figli non conosce confini e, per Lucia, fu una lacrima di gioia nel rendersi conto di quanto grave era la sua situazione. Quei figli bastardi, innominabili, ella volle chiamarli Angelo e Natale, con la speranza che la forza e l’importanza di quei nomi li potesse aiutare nella loro esistenza.
Ci provò Lucia, ci provò con tutte le sue forze di giovane donna e di madre a crescere quei figli. Sopportò umiliazioni, abbandoni, cattiverie, ma quando si rese conto che tutte quelle invettive e dolore ricadevano anche suoi suoi bambini prese quella decisione: la decisione che le spezzò il cuore e la voglia di vivere, allontanò da sé e dalle persone malvage di quel posto i suoi bambini, con la speranza che, lontano da tutta quella cattiveria potessero crescere come ogni bambino si merita.
I bambini erano lontani ma il dolore non accennava a diminuire. I problemi che Lucia creava con la sua presenza in quella casa erano intollerabili per i suoi famigliari; non la volevano, la maltrattavano, la insultavano, e fuori dalla famiglia era ancora peggio. Bisognava trovare una soluzione. E fu così che qualcuno decise di darla in moglie ad un uomo più vecchio di lei di venti anni. Lucia accettò. La sua vita non poteva andare peggio di come era in quel momento. Forse un marito, una nuova famiglia avrebbe messo a tacere quel grande scandalo che aveva provocato. Non cercava più l’amore, quello lo aveva già conosciuto e sapeva che sapore dolce aveva, ma aveva una speranza: quella di vivere un’esistenza più serena e di donna rispettata. Fu così? E’ difficile da stabilire. I suoi parenti ruppero ogni rapporto con lei e questo fu causa di dolore continuo e persistente per tutta la sua esistenza. Nacque un primo figlio da quel matrimonio, ed il cibo scarseggiava. La seconda guerra mondiale dava le prime avvisaglie. Il contesto politico fascista era duro da accettare. E poi un altro figlio, un altro, e un altro ancora. Alla fine furono dieci i figli che sfornò per quel suo marito che la trattava solo come una femmina da monta. Finchè una sera, seduto a tavola, in un istante, quell’uomo, suo marito morì di schianto.
Fu dolore? Fu liberazione? Fu destino? In tutti quegli anni l’unico scopo della sua vita era dar da mangiare a tutti quei figli, e non era facile. Per fortuna i gemelli erano lontani e, forse, se la passavano meglio. Furono pochi i gesti di tenerezza e di amore per quei dieci figli. Forse non voleva far pensare che avesse una preferenza più per uno che per l’altro. Lucia era circondata da molti figli, da molta povertà ma tutto questo scivolava su di lei come acqua sul marmo: il suo cuore era rimasto bloccato dal suo amore di gioventù, dal dolore della separazione dei suoi gemelli, dalle umiliazioni subite, da quel matrimonio costretto e senza amore, non le importava di niente, si lasciava vivere. Poi arrivarono i primi nipoti ed i suoi occhi scuri ricominciarono a scintillare, rivedeva la vita riprendere con amore. Amore: lei sapeva cosa significava. Un po’ alla volta si aprì un poco. I tempi erano migliorati, c’era da mangiare in abbondanza,la sua tribù si allargava sempre di più ed i suoi figli non avevano mai troncato i rapporti con i primi due. La sua felicità fu al culmine in un’occasione, tutti i suoi dodici figli con i rispettivi bambini si ritrovarono insieme e fu lì che il suo cuore riassaporò la gioia e da quel momento seppe di aver raggiunto il massimo della felicità.
Fu dura la vita per nonna Lucia, io sono la sua seconda nipote, ho vissuto con lei ed i suoi figli molti anni di bambina. Era una donna vecchia, con il fisico disfatto da tante gravidanze, le gambe gonfie, i capelli raccolti in una treccia sulla nuca. Non si è mai fermata davanti alle avversità. Avere una famiglia così numerosa porta anche ad avere tanti problemi. Soleva ripetere “io ho molti figli, ma non ce n’è uno uguale all’altro”. I suoi gemelli andarono all’estero, e gli altri… ognuno di loro ebbe ed ha la propria storia. Storia e vita che Lucia ora guarda senza poter interferire, come mai aveva interferito anche quando era in vita. Fu amata dai suoi figli, alla fine il suo cuore spezzato per amore fu ricomposto dall’amore dei suoi figli per lei. Anche loro non furono capaci di dimostrarglielo come meritava, ma lei lo ha sentito questo amore ed allora ha capito il perché ha dovuto sopportare tanto dolore: per dare la vita a tutti loro, ad Angelo, Natale, Orsolina, Mario, Guido, Ermes, Teresa, Umbertina, Zelinda, Elisa, Giuseppe, Giuliana. Ed ognuno di loro, a loro modo continuano un pezzo di Lucia.
Grazie nonna, anche da parte dei tuoi numerosi nipoti.
Quando Lucia nacque, non era ancora scoppiata la prima guerra mondiale ed i tempi erano grigi e di povertà, soprattutto nei piccoli paesi. Nonostante le lotte, la politica e la povertà i bambini continuavano a nascere, ed in numero superiore ad oggi. Lucia era una bambina bella ed allegra, e cresceva in una famiglia normale. Aveva delle sorelle, ma lei si distingueva per il suo buonumore, per la sua bellezza semplice e per i suoi occhi scuri ed espressivi. Fra tante ristrettezze era comunque la più bella della famiglia e il suo modo di prendere la vita con il sorriso sempre pronto la rendeva invidiata e criticata. Scoppiò la grande guerra che portò per tutti maggiori ristrettezze, fame e dolore per la perdita delle persone care. Per fortuna la guerra finì e la vita riprese un po’ più serena. I giovani, si sa, sono tali ad ogni latitudine e Lucia non faceva differenza: era sbocciata come un fiore. I lunghi capelli, il suo inseparabile sorriso, i suoi occhioni scuri e dolci erano un’attrazione per tutti i giovani del paese e anche di quelli vicini. Lucia non aveva ancora incontrato il ragazzo che le avrebbe rapito il cuore, e la sua esistenza scorreva sui binari della giovinezza. Ma un giorno… Quel giorno, il suo cuore per un attimo si fermò: era proprio il ragazzo dei suoi sogni, quello che aveva sempre desiderato di incontrare. E come nei film fu amore a prima vista. A quei tempi le convenzioni erano molto rigide e le caste erano ancora di moda: ci si sposava solo fra persone dello stesso rango. Ma due giovani innamorati non badano a queste formalità, ed il loro fu amore pieno e totale, che coinvolgeva mente, cuore e corpo, e Lucia rimase incinta! I due ragazzi si resero conto di essere nei guai. In quei tempi era peccato mortale concepire un figlio fuori dal matrimonio, ed aspettarono, tentando di convincersi fino all’ultimo che il loro grande amore poteva trionfare. Così non fu. Il ragazzo fu costretto dalla sua famiglia ad allontanarsi da Lucia ed il loro tenero ed ardente amore fu troncato.
Lucia tornò in famiglia con la morte nel cuore e la mise al corrente della situazione: incinta e senza un fidanzato che la potesse sposare! Fu in quel momento che la vita cominciò ad abbandonarla. Gli occhioni scuri non brillavano più, niente più sorrisi e la sua esistenza divenne un inferno. Più il pancione cresceva più le umiliazioni aumentavano. Anche le sue sorelle, costrette a vivere nella famiglia di “una poco di buono” cominciarono a maltrattarla. Per colpa sua, anche loro dovevano subire le conseguenze delle male lingue del paese. L’unica azione buona che fecero fu di non cacciarla di casa. Arrivò il momento del parto e, tanto per non smentirsi, non uno ma due furono i figli di quel grande amore. La gioia e la tenerezza di una madre verso i propri figli non conosce confini e, per Lucia, fu una lacrima di gioia nel rendersi conto di quanto grave era la sua situazione. Quei figli bastardi, innominabili, ella volle chiamarli Angelo e Natale, con la speranza che la forza e l’importanza di quei nomi li potesse aiutare nella loro esistenza.
Ci provò Lucia, ci provò con tutte le sue forze di giovane donna e di madre a crescere quei figli. Sopportò umiliazioni, abbandoni, cattiverie, ma quando si rese conto che tutte quelle invettive e dolore ricadevano anche suoi suoi bambini prese quella decisione: la decisione che le spezzò il cuore e la voglia di vivere, allontanò da sé e dalle persone malvage di quel posto i suoi bambini, con la speranza che, lontano da tutta quella cattiveria potessero crescere come ogni bambino si merita.
I bambini erano lontani ma il dolore non accennava a diminuire. I problemi che Lucia creava con la sua presenza in quella casa erano intollerabili per i suoi famigliari; non la volevano, la maltrattavano, la insultavano, e fuori dalla famiglia era ancora peggio. Bisognava trovare una soluzione. E fu così che qualcuno decise di darla in moglie ad un uomo più vecchio di lei di venti anni. Lucia accettò. La sua vita non poteva andare peggio di come era in quel momento. Forse un marito, una nuova famiglia avrebbe messo a tacere quel grande scandalo che aveva provocato. Non cercava più l’amore, quello lo aveva già conosciuto e sapeva che sapore dolce aveva, ma aveva una speranza: quella di vivere un’esistenza più serena e di donna rispettata. Fu così? E’ difficile da stabilire. I suoi parenti ruppero ogni rapporto con lei e questo fu causa di dolore continuo e persistente per tutta la sua esistenza. Nacque un primo figlio da quel matrimonio, ed il cibo scarseggiava. La seconda guerra mondiale dava le prime avvisaglie. Il contesto politico fascista era duro da accettare. E poi un altro figlio, un altro, e un altro ancora. Alla fine furono dieci i figli che sfornò per quel suo marito che la trattava solo come una femmina da monta. Finchè una sera, seduto a tavola, in un istante, quell’uomo, suo marito morì di schianto.
Fu dolore? Fu liberazione? Fu destino? In tutti quegli anni l’unico scopo della sua vita era dar da mangiare a tutti quei figli, e non era facile. Per fortuna i gemelli erano lontani e, forse, se la passavano meglio. Furono pochi i gesti di tenerezza e di amore per quei dieci figli. Forse non voleva far pensare che avesse una preferenza più per uno che per l’altro. Lucia era circondata da molti figli, da molta povertà ma tutto questo scivolava su di lei come acqua sul marmo: il suo cuore era rimasto bloccato dal suo amore di gioventù, dal dolore della separazione dei suoi gemelli, dalle umiliazioni subite, da quel matrimonio costretto e senza amore, non le importava di niente, si lasciava vivere. Poi arrivarono i primi nipoti ed i suoi occhi scuri ricominciarono a scintillare, rivedeva la vita riprendere con amore. Amore: lei sapeva cosa significava. Un po’ alla volta si aprì un poco. I tempi erano migliorati, c’era da mangiare in abbondanza,la sua tribù si allargava sempre di più ed i suoi figli non avevano mai troncato i rapporti con i primi due. La sua felicità fu al culmine in un’occasione, tutti i suoi dodici figli con i rispettivi bambini si ritrovarono insieme e fu lì che il suo cuore riassaporò la gioia e da quel momento seppe di aver raggiunto il massimo della felicità.
Fu dura la vita per nonna Lucia, io sono la sua seconda nipote, ho vissuto con lei ed i suoi figli molti anni di bambina. Era una donna vecchia, con il fisico disfatto da tante gravidanze, le gambe gonfie, i capelli raccolti in una treccia sulla nuca. Non si è mai fermata davanti alle avversità. Avere una famiglia così numerosa porta anche ad avere tanti problemi. Soleva ripetere “io ho molti figli, ma non ce n’è uno uguale all’altro”. I suoi gemelli andarono all’estero, e gli altri… ognuno di loro ebbe ed ha la propria storia. Storia e vita che Lucia ora guarda senza poter interferire, come mai aveva interferito anche quando era in vita. Fu amata dai suoi figli, alla fine il suo cuore spezzato per amore fu ricomposto dall’amore dei suoi figli per lei. Anche loro non furono capaci di dimostrarglielo come meritava, ma lei lo ha sentito questo amore ed allora ha capito il perché ha dovuto sopportare tanto dolore: per dare la vita a tutti loro, ad Angelo, Natale, Orsolina, Mario, Guido, Ermes, Teresa, Umbertina, Zelinda, Elisa, Giuseppe, Giuliana. Ed ognuno di loro, a loro modo continuano un pezzo di Lucia.
Grazie nonna, anche da parte dei tuoi numerosi nipoti.
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